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22-25 SETTEMBRE OKTOBER FEST a Stoccarda |
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Scritto da Mario De Luca
6 amici, 6 moto, 6 giorni
Una bella esperienza
Abbiamo trascorso quasi sei giorni (in realtà poco più di tre perché due li abbiamo dovuti sprecare per il noioso viaggio di trasferimento) in un mondo cosi diverso, così lontano dal nostro modo di andare in moto che ci è sembrato, ora che siamo tornati, averli vissuti in un sogno; parlo da un punto di vista motociclistico, gli altri aspetti possono essere anche discutibili.
Viaggiare per chilometri e chilometri rispettando le regole - che come ben sappiamo diventano, come nel caso dei limiti di velocità, non dei divieti ma delle vere indicazioni - è una sensazione bellissima e per noi inconsueta. Questo ci ha permesso di apprezzare, con la relativa calma, il panorama e il paesaggio che velocemente scorreva al nostro fianco. E tutto questo nella massima sicurezza e senza lo stress al quale siamo abituati. Attraversare alla velocità di 30 km/h i caratteristici villaggi tedeschi e, ancor più, quelli austriaci è servito per osservarli come se fossimo a piedi, e curvare sulle strade fuori città a 70/80 all’ora ci ha dato la sensazione di avere sempre il totale controllo della moto senza mai rinunciare al divertimento.
L’obiettivo, o meglio la scusa, era l’Oktober Fest di Stoccarda dove siamo arrivati nel tardo pomeriggio di venerdì. Io con qualche ora di ritardo rispetto a Nello, Mauro, Bruno, Antonio e Michele, che invece erano partiti puntuali all’alba di giovedì con una sosta intermedia a Lugano. Io invece sono stato costretto a passare una notte in solitudine in un tranquillo agriturismo immerso nella verde Umbria, a Orvieto.
Torniamo al tema del viaggio: decidiamo saggiamente di raggiungere la zona della Cannstatter Volksfest con il tram. Appena arrivati, al centro di questo enorme luna park individuiamo i capannoni dove le diverse birrerie organizzano la festa. Una, due, tre... tutti strapieni. Nel quarto riusciamo ad entrare e nonostante le migliaia di persone presenti troviamo persino posto a sedere. Subito arriva la tedescona, nel nostro caso la tedeschina, a portarci la prima birretta; oltre un litro che ingurgitiamo tutta e subito, e anche a stomaco non pieno - ma è leggera, non ci farà niente meglio mettere qualcosa sotto i denti, abbiamo pensato.
Ma erano oramai le 23,00 e l’unica cosa rimasta era il pollo arrosto e le patate (mai arrivate a tavola). Bene, il polletto era talmente salato che il secondo litro di birra è sceso giù come l’acqua. Non c’è stato bisogno del terzo boccale per liberarci da qualsiasi inibizione e salire sulle panche e sui tavoli per accompagnare la musica tipicamente tedesca che rimbombava nel padiglione. Chiaramente Nello e Michele (più di 250 kg. in due) hanno evitato di seguirci e sono rimasti prudentemente con piedi per terra. A mezzanotte siamo usciti e abbiamo anche raggiunto facilmente la vicina fermata del tram, questo unicamente perché trascinati dal fiume di gente, tutta barcollante, che si dirigeva nello stesso punto.
La mattina dopo inevitabile mal di testa ma, appena saliti in moto tutto passa e ci concentriamo sul percorso che ci condurrà a Salisburgo. Appena 450 km. – una sciocchezza rispetto a quelli del giorno prima. Chilometri uno più bello dell’altro, intervallati solo da qualche sosta per scattare foto e per concentrarsi ancor di più su quello che ci circondava: laghi, villaggi, boschi e verde, tanto verde, e poi pulizia e tranquillità – persino le mucche e le pecore sembravano godere di questa serenità.
Arriviamo a Salisburgo e dopo esserci sistemati in un grazioso hotel di periferia raggiungiamo il centro dove, tanto per rimanere in tema, rimaniamo coinvolti nella locale Oktober Fest. Altra birra, ma questa volta senza esagerare e con il vantaggio, quindi, di osservare alcune bellezze di questa tranquilla città.
Siamo oramai in Austria e il giorno dopo ce la godiamo tutta: strade perfette, case decorate incastonate tra gli alberi, animali al pascolo che sembravano dipinti talmente contrastavano con il verde dei prati. Ma non è finita; ci aspetta il Grossglockner (spero questa volta di averlo scritto bene).

Approfittiamo della sosta alla barriera per il pagamento del pedaggio non per coprirci, come normalmente si fa prima di arrampicarsi su un ghiacciaio, ma per alleggerirci. Si avete capito bene, perché, trovandoci in montagna, era una giornata praticamente estiva, per il cielo terso e per le temperature che erano piacevolmente al di sopra dei 20°. Arriviamo sulla montagna dopo aver percorso 30 chilometri memorabili; - un lungo nastro di asfalto perfettamente pennellato tra la neve fresca caduta qualche giorno prima – con pieghe e accelerate da circuito motociclistico. In vetta oltre al panorama, al sole e al caldo troviamo l’amico Dietmar con il quale avevamo appuntamento (lui è della vicina Brunico) e insieme abbiamo mangiato qualcosina. Foto di rito e poi giù, verso la tranquilla e vicina Villach. Sistemazione al nuovissimo Holiday Inn dove tra un massaggio e una sauna ci siamo totalmente rilassati prima di uscire per cena insieme a Birgit, una cara amica che ci ha anche aiutato a capire il menu ed a scegliere - indovinate un po? - la giusta birra da abbinare.
Al rientro, il giorno dopo, avevamo tutti l’umore che sempre contraddistingue chi sta per terminare un viaggio: il piacere di rientrare a casa offuscato da un velo di tristezza per la fine di una breve, rilassante, piacevole, divertente, goliardica, spensierata vacanza trascorsa con vecchi e nuovi amici con i quali si è condiviso non solo l’aspetto motociclistico - sul quale non vi sono mai dubbi – ma anche quello umano, spesso messo a dura prova proprio dalla stretta convivenza e dalla condivisione di scelte non sempre convinte.
Alla prossima ...
Mario,
Nello, Mauro, Bruno, Michele e Antonio
Scritto da Bruno
Racconto inappuntabile,
eccellente riassunto di 5 cinque giorni passati in moto "come si deve".
Cinque giorni indimenticabili ma talmente intensi di avvenimenti ed emozioni che è più quello che è sfuggito che quello che è rimasto del passaggio fulmineo tra luoghi e situazioni varie.
Aggiungo solo che, però, quello che è rimasto è un qualcosa di eccezionale:
5 giorni, 3000 chilometri, luoghi incantevoli, meteo in stato di grazia, mezzi motociclistici eccellenti, raiders superlativi sia alla guida che nei momenti di divertimento annessi.
Un arrivederci a tutti.
Bruno
Gs accademy 2011



